PORTALE TURISTICO DEL COMUNE DI SORIANO NEL CIMINO
PORTALE TURISTICO DEL COMUNE DI SORIANO NEL CIMINO

Palazzo Chigi Albani

Palazzo Chigi Albani

Voluto fortemente dal cardinale Cristoforo Madruzzo che ne affidò la progettazione e la direzione dei lavori dell’intero complesso all’architetto Perugino Ottaviano Schiratti, fu realizzato tra il 1564 e il 1571. L’accesso al complesso monumentale avviene da una massiccia porta in peperino, che delimita un cortile in forma di “L”. Nel secondo braccio di tale cortile, che si inserisce fra i due corpi di fabbrica di cui si compone il Palazzo, sono ricavati i diversi elementi che costituiscono la Fonte, maestosa ed imponente, sormontata – sullo sfondo – da un loggiato, chiuso da un elegante prospetto architettonico, a sua volta sottoposto ad una torretta cilindrica. A destra della Fonte si sviluppa la parte principale del Palazzo, iniziata dal Madruccio, ma lasciata da questi al solo piano terreno. Furono poi gli Albani a provvedere al completamento del Palazzo stesso, nella prima metà del Settecento, avvalendosi forse della consulenza del celebre architetto Luigi Vanvitelli. A sinistra della Fonte è il corpo di fabbrica destinato a contenere le abitazioni della servitù e le scuderie, ma che, essendo il primo a venire costruito, inizialmente dovette fungere anche da residenza nobiliare. Un ambiente del suo piano terreno, prossimo al vascone dello zampillio delle acque, ospita un elegante ninfeo, con sculture anche in questo caso ricavate nella viva roccia.

IL PARCO ESTERNO
Annesso al Palazzo vi era un monumentale giardino all’italiana, realizzato su due livelli, oggi in parte ripristinato, cui si accedeva, oltre che dall’interno del fabbricato, anche da una parte in alto, che apre sul Largo della Guglia, attraverso un cancello con monumentali pilastri di stile barocco, noto col nome di “Cancello di ferro”. Nella parte retrostante, fruibile direttamente dall’interno del palazzo, sono riposte altre fontane ed una piscina quadriloba in un area che si prolungava, a suo tempo, in un immenso parco, incorporando una vasta porzione posta a valle dell’attuale viale Cesare Battisti, ove sorgono una ex cappella settecentesca già dedicata al SS. Crocifisso ed una graziosa casa colonica pure del XVIII secolo (la cosiddetta “Maisonnette”). Apparteneva pure al suddetto parco tutta la zona oggi attraversata da Via del Giardino (che prende nome appunto dall’antico giardino ivi esistente), con la cosiddetta Fontana del Giardino, settecentesca, poggiata ad una rupe alla base della collina della Rocca, e con la palazzina di diporto e di caccia denominata “Casino degli Specchi”, anch’essa del Settecento, fatta costruire dagli Albani. Il parco si spingeva poi a valle, fin verso la chiesa di S. Maria del Poggio, quasi dirimpetto alla quale è ancora osservabile un elegante, ma ormai fatiscente fabbricato, che presenta le chiavi degli archi di due finestre decorate con stelle araldiche a rilievo.

LA FONTE DI PAPACQUA
La fonte di Papacqua è alimentata da una sorgente che scaturisce in sito ed è articolata in gruppi più o meno vasti, in singole figurazioni e in decorazioni. Le sculture furono eseguite direttamente sulla preesistente pietra: il gruppo centrale è costituito da una gigantesca figura femminile con i piedi di capra e un satiro sulle spalle, nota ai sorianesi con l’appellativo “la mammoccia”, contornata da figure di bambini e da un gregge di pecore. Alla sinistra, si può scorgere un monumentale busto del Dio Pan e un giovane zampognaro. Di fronte all’ingresso principale, lungo il perimetro, suggestivo è il gruppo, di chiara origine biblica, rappresentante Mosè che, circondato dagli Ebrei e alla presenza di un asino, fa scaturire da una roccia l’acqua che alcuni seguaci si apprestano a bere. Di grande pregio sono, a loro volta, le statue riposte in nicchie laterali che rappresentano le quattro stagioni ed i numerosi mascheroncini con zampilli che circondano il piazzale. Di pregevole fattura il ninfeo racchiuso nella grotta adiacente. L’acqua che ne scende, convogliata in un cunicolo, precipita poi con una cascatella in una grande vasca posta ai piedi del pendio su cui si erge il palazzo.